Sonia Caporossi

Enzo Campi – ex tra sistole (dieci sequenze per un poema irrisolvibile)

https://www.ibs.it/ex-tra-sistole-libro-enzo-campi/e/9788898243471

 

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Alessandra Carnaroli – Ex-voto – Nota critica di Sonia Caporossi

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ALESSANDRA CARNAROLI

Ex-voto

 

 

Ex-voto di Alessandra Carnaroli rappresenta un punto di tensione radiante di ciò che potremmo definire pacificamente, quanto a stile, minimalismo poetico, mentre invece, quanto al contenuto, il libro dà libero sfogo al raggrumo denso e rappreso di un argomento talmente complesso da trattare da risultare quasi impedente per una parola poetica liricamente intesa: l’agonia della malattia in un letto d’ospedale, fenomenologizzata in tutte le sue infinite evenienze stocastiche, in una sorta di elencatio cerea e dimessa di occorrenze nosocomiche descritte nella loro immediata e sconfortante datità, senza ulteriori filtri o premure estetiche se non una versificazione anch’essa immediata e matericamente grezza, diretta, completamente desacralizzata dal vestimento sindonico del rispetto del dolore. Non c’è infatti la minima percezione di una qualche possibilità di trascendenza o di salvazione nel sacro così come non si avverte alcun segno di cristificazione per questa lista di soggetti sofferenti costretti al letto d’ospedale, nella coacta abiezione del morbo terminale e nel rischio della perdita della propria dignità, condizione di umanità assoluta di cui nel libro nemmeno si parla. Anzi, l’umanità la si ignora volutamente in direzione di una precisa volontà: quella di mostrare, senza la minima retrostanza etica o morale, l’orrore puro, la pura atrocità del morbo, priva di filtri e di mezze misure.

La poesia di Carnaroli interpreta la malattia nel puro atto tragico-grottesco del disfacimento fisico e morale, senza alcun tentativo di recupero salvifico della materia poetica prescelta da parte della poesia stessa, ormai completamente sfrondata da qualsiasi aura alla Walter Benjamin, come anche del proprio abituale compito civile, pedagogico ed etico. La morale che emerge dal cinismo versificatorio della Carnaroli viene così a delinearsi in verità come una sorta di antimorale, di annullamento o raggiungimento del grado zero della pietà e dell’humanitas, laddove la compassione si “toglie” hegelianamente e si cambia di segno, raggelandosi in un antidescrittivismo dialogato, in cui figure spaesate e spaesanti di malati, moribondi, figlie figli mariti padri madri parenti di ogni sorta ed estrazione si rimpallano l’un l’altro la sofferenza in una visionarietà stralunata ed oppressiva, affondando le zanne dello humour noir più surreale e bretoniano nella pasta materica informe della decadenza e della morte incombente. L’atmosfera asfittica e dark cabaret che ne deriva assume intensità elevate di disagio, smascherando a sua volta le convenzioni sociali che vigono in materia di dolore e malattia, prima fra tutte quella in base alla quale, non si sa bene per quale assunto morale o legge precostituita, non si dovrebbe mai sorridere o sghignazzare del dolore o della morte, ancorché artisticamente o poeticamente rappresentate. (Sonia Caporossi)

 

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Premio Bologna in Lettere

IV EDIZIONE – 2018

SEZIONE A

Opere edite

Presidente della giuria

Enzo Campi

Giurati

Giusi Montali, Daniele Barbieri

Sonia Caporossi, Enea Roversi, Enzo Campi

FINALISTI

Gabriel Del Sarto

Il grande innocente

(Nino Aragno editore)

Ida Travi

Dora Pal

(Moretti & Vitali)

Alessandra Carnaroli,

Ex-voto (Oèdipus)

Lella De Marchi

Paesaggio con ossa (Arcipelago Itaca)

Paola Silvia Dolci,

I processi di ingrandimento delle immagini

(Oèdipus)

Fabio Orecchini

Per Os

(Sigismundus)

PRIMO CLASSIFICATO

Alessandra Carnaroli, Ex-voto (Oèdipus)

SECONDO CLASSIFICATO

Ida Travi, Dora Pal (Moretti & Vitali)

TERZO CLASSIFICATO

Fabio Orecchini, Per Os (Sigismundus

 

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Lella De Marchi – Paesaggio con ossa – Nota critica di Sonia Caporossi

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Nell’insulsa e fuorviante dicotomia tra poesia lirica e poesia di ricerca oggi in uso prevalente, Paesaggio con Ossa di Lella De Marchi emerge come un lucido e sensato tentativo di superamento dei generi poetici e letterari in senso lato. L’occasione della scrittura è l’incontro reale con Malina, un essere umano in pericolo, a rischio di spersonalizzazione reificante in quanto donna stuprata, forse tossicodipendente, oltre la soglia dell’indigenza, ma bionda e bella come un angelo pur nella dissipatio corporis che mostra senza vergogna e che racchiude nell’abiezione programmatica della propria condizione tutta la tensione cosmica e il dibattimento ancestrale fra il bene e il male.

La poetessa attraversa l’incontro con l’altro tramite una parola poetica affonda le proprie radici ermeneutiche ed estetiche una polistratificazione di suggestioni metagenere e metatemporali: da una parte la poesia lirica e la poesia civile, fuse in una sincresi di impianto pasoliniano, in cui la non necessaria sparizione dell’io e del tu collima con l’istanza di una denuncia sociale scabra e diretta, che perviene a compimento per il solo tramite della descrizione di una condizione esistenziale, annullando la presenza di qualsivoglia elemento direttamente interlocutorio a livello etico, morale e sociale; dall’altra parte Malina, la donna Angelo postmoderna oggetto narrativo in questione, racchiude in sé infinite suggestioni cavalcantiane e dantesche, eppure assolutamente rivissute e rielaborate alla luce di una nuova e originalissima interpretazione del topos del corpo metafisicizzato. Laddove infatti, per gli Stilnovisti, la Donna Angelo non possiede un corpo vero e proprio se non astralmente e spiritualmente inteso, al contrario Lella De Marchi riassegna un valore pregnante alla corporeità matericamente intesa, depurandola da qualsiasi connessione protomanichea, pseudognostica o neoplatonica, prospettive che si riassumono nella concezione erronea che la materia sia il male assoluto. Attraverso il recupero del dato materiale, il corpo offeso, martoriato e deturpato dagli stenti di Malina assurge a valore ostensivo di una bellezza paradossalmente ancor più pura di quella di una qualsiasi Beatrice tradizionale.

Il corpo, per De Marchi, è emersione e concrezione dell’anima, è un “paesaggio”, appunto, che può essere osservato e descritto nella propria intonsa purezza salvandolo dalla mera oggettualità, cosa che garantisce l’estraneità dell’autrice alle correnti variegate di quell’oggettivismo “à la française” tanto in voga oggi nella poesia di ricerca. Salvare il corpo dalla mera oggettualità garantisce il superamento dello Stilnovismo classico e insieme dalla post-poesia avanguardistica ultracontemporanea, della tradizione e della rivoluzione, come dati acquisiti ambedue dalla poetessa in una superiore sintesi, dati da cui riavviare un discorso anche critico e (in parte) polemico contro tutti i separatismi e le imposture concettuali che si affollano intorno alla materia poetica attuale.

In ultima sintesi, la poesia di Lella De Marchi è poesia corporea perché descrive il paesaggio scarnificato ed esangue di un corpo non metafisico bensì simbolico, archetipico: la parola-corpo, che fa mostra delle proprie ossa idiosincratiche, nella consapevolezza che il mondo materiale non può e non deve più essere concepito come la sordida “zona d’ombra che resiste alla luce”, bensì possiede una propria intrinseca, nobile e spirituale dignità, la stessa di una donna ferita, vilipesa e cristificata, che delle sue ossa emaciate fa mostra come dato metaoggettivo di assoluta realtà e bellezza. (Sonia Caporossi)

 

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Premio Bologna in Lettere

IV EDIZIONE – 2018

SEZIONE A

Opere edite

Presidente della giuria

Enzo Campi

Giurati

Giusi Montali, Daniele Barbieri

Sonia Caporossi, Enea Roversi, Enzo Campi

FINALISTI

Gabriel Del Sarto

Il grande innocente

(Nino Aragno editore)

Ida Travi

Dora Pal

(Moretti & Vitali)

Alessandra Carnaroli,

Ex-voto (Oèdipus)

Lella De Marchi

Paesaggio con ossa (Arcipelago Itaca)

Paola Silvia Dolci,

I processi di ingrandimento delle immagini

(Oèdipus)

Fabio Orecchini

Per Os

(Sigismundus)

PRIMO CLASSIFICATO

Alessandra Carnaroli, Ex-voto (Oèdipus)

SECONDO CLASSIFICATO

Ida Travi, Dora Pal (Moretti & Vitali)

TERZO CLASSIFICATO

Fabio Orecchini, Per Os (Sigismundus

 

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