Bologna in Lettere

Bologna in Lettere 2019 – Disseminazioni – Per abitare il contemporaneo

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Per abitare il contemporaneo

Bologna in Lettere 2019

VII Edizione

Disseminazioni

 

 

Il cantiere è aperto e i lavori sono in corso.

Importanti novità si profilano all’orizzonte: dalla strutturazione dei Premi Letterari alla composizione dello staff, dalla progettualità concettuale alla collaborazione con altre realtà, dall’analisi testuale alla spettacolarizzazione.

Tra disseminazione (flusso) e apertura (estensione) contro ogni tipologia di chiusura si lavorerà sulla tecnica, sul metodo, sullo spessore e sulla leggerezza.

 

Bologna in Lettere

VII edizione

Settembre 2018/Maggio 2019.

 

Per chi volesse proporsi come autore o attraverso progetti più articolati:

info@bolognainlettere.it

 

Dead line per le proposte 31 ottobre 2018

Premio Bologna in Lettere – IV Edizione – Note critiche Sezione B (raccolte inedite)

L’Ebook contenente motivazioni, appunti di lettura, note critiche ai finalisti della Sezione B (raccolte inedite) della IV Edizione del Premio Bologna in Lettere si può sfogliare su issuu al link

 

 

Scaricabile gratuitamente in versione pdf qui

 

Bologna in Lettere – I quaderni critici – 3 

 

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Fabio Orecchini – Per Os – Nota critica di Enea Roversi

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FABIO ORECCHINI

Per Os

 

 

Bisogna partire dai numeri, così tragici e freddi, per iniziare a parlare del testo Per Os, di Fabio Orecchini. Il 6 aprile 2009, alle ore 3:32, una scossa di magnitudo 6.3 provocò 309 morti, 1.600 feriti, 80.000 sfollati e oltre 10 miliardi di euro di danni stimati. Quasi 300 scosse in 48 ore: L’Aquila ridotta a uno spettrale cumulo di macerie.

Da quelle macerie, dalle crepe che hanno invaso, riscrivendolo, il territorio, parte il lavoro di scavo linguistico di Fabio Orecchini.

È un lavoro minuzioso di analisi, per il quale Orecchini si è avvalso (è lui stesso a dirlo nella nota che segue il testo) di personali ricerche sul campo, della lettura di numerosi documenti ed articoli di giornale, ma soprattutto dell’ascolto di una interlocutrice particolare, Isabella Tomassi, poeta, studiosa e terremotata.

Between my finger and my thumb / The squat pen rests / I’ll dig with it (Tra l’indice e il pollice / Ho la penna. / Scaverò con quella.) recitano i versi finali di Digging (Scavando), una delle più celebri poesie del grande Seamus Heaney.

Anche Orecchini scava con la penna, ma non solo: gli strumenti che egli usa sono molteplici e vanno a costruire (o de-costruire) un’opera di notevole intensità che vorrei definire poesia multisensoriale.

Non si può infatti parlare di questa raccolta senza parlare di Terraemotus, l’installazione di cui Per Os è parte integrante, testimonianza scritta, nonché ideale continuazione su carta stampata.

Che cos’è Terraemotus? Come si può definire questa installazione / performance?

Chi non ha avuto l’occasione di vederla dal vivo e di viverla da vicino, anzi, da dentro, può fruire del contenuto attraverso il sito http://www.terraemotus.site ed entrare, sia pure virtualmente, nelle singole stanze che la compongono: Sismografie, Filografie, Spettrografie, Radiografie, Cartografie.

Chi ha assistito dal vivo alla performance ha bene impresse negli occhi e nella mente le emozioni ricevute: si viene letteralmente inghiottiti dai suoni, dalle immagini, dalle voci, dai rumori e catapultati all’interno di una finzione altamente reale, dove la tragedia è ricostruita e reinterpretata mediante sguardi, gesti, parole.

Le situazioni si confondono e si fondono, a formare un corpus di rara e drammatica efficacia. Fabio Orecchini srotola un rullo di carta sul quale scrive con un pennino a inchiostro la stessa frase in maniera ossessiva e la scrittura assume la forma di un sismogramma, mentre la moglie Kate Louise Samuels, ieratica presenza seduta, si cuce le mani con ago e filo, quasi a simboleggiare l’impotenza dell’essere umano che assiste inerme alle tragedie che lo sorprendono (l’ago e il filo rimandano però anche alla vicenda, vera, della signora ultranovantenne trovata viva 30 ore dopo il terremoto, che dichiarò di avere trascorso il tempo lavorando all’uncinetto). E poi un vecchio telefono nero, dalla cui cornetta, alzandola, si possono sentire le registrazioni delle telefonate autentiche con le richieste di soccorso: voci concitate, a volte rotte dal pianto, che penetrano come lancinanti ferite nell’animo di chi ascolta.

Scrive Orecchini a proposito del suo progetto: Immaginare l’atto poetico come il risultato di una partitura spaziale, un paesaggio di segni, il luogo come fosse un testo, una relazione di forze, la voce come corpo, un corpo attraversato che attraversa, la parola una ferita infetta, che rimargina e riapre – dal bianco e continuamente – tracciare infinite cicatrici

Il segno ricorre come costante all’interno del testo (il segno della ferita, la crepa nel terreno, i segnali che delimitano la zona rossa, il segno tracciato dal sismografo), diventa linguaggio poetico che trascrive la tragedia, vivisezionandola.

Per Os, per bocca e per la bocca, somministrate siano le parole, le poche che restano: difficile trovare le parole giuste (in poesia, in special modo) quando si affrontano certe tematiche. Il poeta si assume, consapevolmente, un rischio assai grosso, ma lo supera senza problema alcuno. Perché dietro a questa raccolta poetica c’è la progettualità, c’è la ricerca (anche sul campo, come abbiamo visto), ci sono il pensiero e il ragionamento (una raccolta poetica pensata e ragionata come raramente se ne vedono) e c’è, non ultima, la passione artigianale del fare poesia.

Suddiviso in cinque sezioni: de generare – la casa dentro, per os – somministrate parole, la memoria della crisi – la crisi della memoria, Ifigenia – sequenza mancante, iato – apertura delle ore, il testo scorre su vari livelli, anche visivi, come se i versi fossero faglie.

Leggendo (ma anche guardando) Per Os, ho pensato a Bomb, di Gregory Corso: la deflagrazione, la distruzione, la polvere, le macerie, l’infinitesima piccolezza dell’essere umano di fronte all’Universo.

Non so se Corso sia, o sia mai stato un punto di riferimento per la poetica di Orecchini: di certo lo è Giuliano Mesa, più volte citato, come nel caso di Le parole sono la miseria della memoria.

Proprio memoria è un’altra parola chiave di questo testo: Orecchini è un testimone del tempo.

Non è soltanto poeta, ma è anche cronista che racconta i fatti, archeologo che scava tra le rovine del presente, fotografo che registra le ferite del paesaggio e dell’uomo.

La forza di Per Os sta qui: ci sono corpo e anima, carne e ossa, cemento e polvere, uomo, natura e tragedia. In una parola sola: emozione.

Infine, un ultimo ma importante dettaglio: il libro ha una veste grafica curata ed elegante. Sigismundus, piccola casa editrice marchigiana diretta da Davide Nota, dimostra che nella nascosta provincia italiana ci sono editori di poesia che lavorano assai bene, con competenza e passione. (Enea Roversi)

 

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Premio Bologna in Lettere

IV EDIZIONE – 2018

SEZIONE A

Opere edite

Presidente della giuria

Enzo Campi

Giurati

Giusi Montali, Daniele Barbieri

Sonia Caporossi, Enea Roversi, Enzo Campi

FINALISTI

Gabriel Del Sarto

Il grande innocente

(Nino Aragno editore)

Ida Travi

Dora Pal

(Moretti & Vitali)

Alessandra Carnaroli,

Ex-voto (Oèdipus)

Lella De Marchi

Paesaggio con ossa (Arcipelago Itaca)

Paola Silvia Dolci,

I processi di ingrandimento delle immagini

(Oèdipus)

Fabio Orecchini

Per Os

(Sigismundus)

PRIMO CLASSIFICATO

Alessandra Carnaroli, Ex-voto (Oèdipus)

SECONDO CLASSIFICATO

Ida Travi, Dora Pal (Moretti & Vitali)

TERZO CLASSIFICATO

Fabio Orecchini, Per Os (Sigismundus)

 

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