Mese: luglio 2017

Enzo Campi – ex tra sistole (Marco Saya Edizioni)

[…]

ma

rinvengono

i refusi

alla

rinfusa i

falli di

taglio gli

errori di

troppo se

mai voluti o

incoscienti nella

lingua di

punta e

scalpello

nella tauromachia

diktata a

colpi di

sbieco sugli

organi in

cancrena

che mimano la

fine annunciata

senza riuscire a

sfinirsi del tutto

e

le parti incluse nello

scarto non

chiedono che un

circolo di

lumi e

frantumi per

conclamare la

simulazione

[…]

 

foto cop ex tra istole

 

[…]

senza pertugi da

sondare e in cui

asfissiarsi senza incavi da

scandagliare

le lingue procedono macchiniche e

svogliate

lungo le strade consunte dall’

ab-

uso dei tanti

e troppo ancora si

perde (o si guadagna) scivolando

dai supporti nelle

strutture semantiche dei

colpi a

delinquere

[…]

 

 

 

Un estratto dalle impressioni di Giacomo Cerrai su “ex tra sistole”.

Dieci sequenze per un poema irrisolvibile, dice il sottotitolo di questo libro. E’, fin da qui, la denuncia di un’aspirazione (e di una ispirazione) tesa alla realizzazione di una completezza organica, di una struttura (che la forma poema esemplifica); e la consapevolezza della difficoltà di attingere a qualcosa di concluso, sia in termini formali sia nel senso dell’esplorazione della materia poetata. Non è un limite, è – direi – una coscienza. In effetti niente impedisce a questo libro di superare sé stesso, la propria carta, il limes convenzionale di una pagina finale. Perfino chi legge lo sa, giungendo alla pagina sessantanove, che tra l’altro termina con un unico punto interrogativo, acuminato e ultimativo. E ora?, si domanda il lettore. E tuttavia il viaggio è stato agevole più di quanto avvenga in quasi tutte le opere in cui si pratica una scrittura genericamente definita di ricerca. Voglio dire, non si attraversa, almeno non più di tanto, una selva oscura, aggrottata, superciliosa. C’è anzi in questo libro dell’ironia, a volte del sarcasmo, e un’ infinità di incastri sinaptici, di agganci mnemonici, di sottili riferimenti culturali, di trasferimenti verbali per assonanza e consonanza, di metafore cognitive stimolanti e così via. Ed una accennata architettura teatrale (prologo, parodo, stasimo, coro, ecc.) che sembra preludere, o meglio suggerire, invitare, a una fonazione, interiore o palese, a una messa in scena di tutto questo materiale verbale, nella quale il lettore si potrebbe con qualche soddisfazione cimentare (e in effetti il suono in questo libro ha una rilevanza notevole).

Per leggere il saggio completo qui
http://ellisse.altervista.org/index.php… 

 

 

[…]

e i

nodi ancorati ai

totem murati innestati in

bare di vetro o sotto-

posti di fatto al

colpo vincente che spacca di

netto il

mazzo delle

carte a

perdere

vanificano il

contrappunto e la

coda

[…]

 

 

 

[…] L’universo – tautologia di Enzo Campi è dunque una sdrucciolevole instradazione in cui il sentiero si biforca e disperde le tracce dell’univocità di sensi e significati, un percorso ermeneutico che rimanda a dedali di Escher e a nastri di Moebius, figurazioni dell’erranza in cui si vaga e ci si perde nelle molteplici possibilità di rimando dei testi agli ipertesti di cui la poesia si fa ragion d’essere; poesia che diviene erranza proprio nel momento in cui riafferma se stessa, se è vero che la tautologia non è altro che un’affermazione vera per definizione e, quindi, fondamentalmente priva di valore informativo; l’attitudine tautologica peculiare di Campi, però, fa sì che l’assiomatica definitoria di qualsiasi postulato e corollario, che dovrebbe avvantaggiarsi della struttura tautologica in quanto le tautologie sono il fondamento stesso della dimostrazione dei teoremi, fallisca miseramente, e l’aristotelismo ermeneutico intoni da solo a se stesso il proprio funerale filosofico, nella differenziazione definitiva (ma non definitoria) tra le istanze dell’arte e quelle della scienza che è fra le primigenie ragioni d’essere della scrittura di ricerca in quanto tale […] (dalla prefazione di Sonia Caporossi)

 

 

 

[…]

non credo che l’

ascesa della

cerniera sia da

imputare a

questa o

quella regola è

buona norma

sopra sedere

e all’occasione

schiacciare

[…]

 

 

 

[…] Enzo Campi è poeta che non si lascia agganciare da una mera interpretazione sperimentale, perché la sua estroversione selettiva coglie e combina ogni materia sensibile che la lingua possiede: sia in atto esplicito sia come annuncio segreto. In ogni caso un atto di parola da scoprire, anche quando questo sembra apparire non chiamato o accadere non destinato. In queste pagine si compie un tumulto fonico che sente e fa sentire – con una profonda duplicità del concetto di “udire” in sé e in sé “provare” il senso – come e quanto un dire così prensile non possa tendere a esprimere suoni che portano un significato concluso, ma prova a incidere nell’aria e sulla carta imprimere le “le cose e i silenzi/raschiati dal fondo” […] (dalla postfazione di Giorgio Bonacini)

 

 

 

[…]

la palla di

spugna che massaggia il

tamburo non cede alle

lusinghe della mano di

turno e rifiuta l’

ovatta che vorrebbe

detergere le labbra dai

residui tribali di un

sapere perduto

[…]

 

 

 


 

 

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