Bologna in Lettere 2017 – Tania Haberland

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Siren Song

I keep going back

to an island
moist with death, corralled
with the bones of lives unfinished.

The moon is big there

and moves the waters with a strong magnetism.
And the phosphor at night peeks through the sea —

the eyes and lights of a drowned city
spill onto beach sands
beloved by tourist brochures.

Do all islands contain our souls’ whispers
in the leaves of their coastal trees —
perpetually moving to the beat
of the wind, tolling, to and fro,
like a restless head on a sleepless pillow?

Or is it just this land
of lotus eaters
that wraps its lagoon
around my feet, asks me to eat
in wonder and never wake up?

It’s the softness of the air
that entangles me like seaweed,
languid and familiar before
becoming despondency. Trapped,

by tropical humidity
my eyes can no longer see the deep, opening beyond the reef
and my ears keep hearing
the crash of waves on the barriers.

This grave is beautiful.
My ancestors live here and call me.

 

 

 

La canzone della sirena

Continuo a ritornare

su un isola
inumidita dalla morte, cinta
da ossa di vite interrotte.

La luna è grande lì
e muove le acque con un potente magnetismo.
E di notte il fosforo fa capolino attraverso il mare —

gli occhi e le luci di una città annegata
si spargono su spiagge sabbiose
tanto amate da brochures turistiche.

Tutte le isole contengono i sussurri delle nostre anime
nelle foglie dei loro alberi costieri —
in perenne movimento, seguendo il battito del vento, risuonando avanti e indietro, come una testa che non trova pace su un cuscino insonne?

O è solo questa terra
di sognatori ad occhi aperti
che avvolge la sua laguna
attorno ai miei piedi, e mi chiede di mangiare
con stupore e non svegliarmi mai?

È la morbidezza dell’aria
che mi intrappola come un’alga marina
languida e familiare prima di
divenire sconforto. Catturati,

dall’umidità tropicale
i miei occhi non riescono più a vedere il profondo che si apre oltre la barriera corallina
e le mie orecchie continuano a udire
l’infrangersi delle onde sulle scogliere

Questa tomba è bella.
I miei antenati vivono qui e mi chiamano.

 

tania-van

 

Tania Haberland (BA, HDE, MA) è una poetessa, artista ed insegnante. Metà Mauriziana, metà Tedesca, nata in Sudafrica, ha vissuto negli Stati Uniti, Inghilterra, Germania, Italia e Arabia Saudita. Madrelingua Inglese, parla anche francese, tedesco, italiano e creolo Mauriziano. Il suo primo libro Hyphen ha vinto il premio Ingrid Jonker. Il suo primo libro, Hyphen, è stato pubblicato nella University of Cape Town Writers Series nel 2009 ed è stato insignito del prestigioso Ingrid Jonker Prize. Le sue poesie sono state pubblicate in diversi giornali, volumi e riviste cartacee e on-line, tra i quali: Agenda, Citizen 32, Orbis, IQ, Decode, South, New Contrast, Laugh it Off Annual, Carapace, Ons Klyntji,Green Dragon, Unlikely 2.O, Triplopia, Litnet, Incwadi, Sunday Independent, Argus,Cape Community Newspapers, Venue Magazine.Attualmente Tania lavora tra le Mauritius, Milano e Citta del Capo, con CreatiVita, offrendo  servizi nell’arte del benessere e dell’apprendimento. Ha insegnato nelle scuole pubbliche e private, nei rifugi per donne maltrattate e rifugiate sia che per una ampia resa di clienti privati. Il suo approccio è creativo, sensoriale ed esperienziale, sempre centrato sui discenti. Le sue esperienze di performance sono varie: dagli slam alla performance art fino alle collaborazioni con musicisti: da Bristol a Milano al Congo alle Mauritius. E’ stata invitata a recitare in numerosi Festival internazionali di Letteratura, al Parlamento e alla Galleria nazionale del Sudafrica. E’ anche conosciuta per le sue dure canzoni punk sotto la doccia.

www.facebook.com/taniahaberlan d

www.facebook.com/ creativitamauritius/

 www.englishlikewater.com

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