Bologna in Lettere 2017 – Stephen Watts

Sabato 20 Maggio ore 13.00/22.00

CostArena, Via Azzo Gardino 48

 

 

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Gramsci & Caruso

 

 

There were a few warmed tables then:

oak were some, and less mahogany

walnut, hazel, and the tulip tree

when history was brushing us against the grain.

Gershom Scholem was alive and Walter Benjamin

and Gramsci was a child and my grandfather

heard Caruso sing to soldiers near Milan

and walked the sheep down paths through Edolo

on the way from Precasaglio to Cremona.

Anna Akhmatova was alive and Osip Mandelstam

and Blok had gone to Rome and to Ravenna

and the round bays swelled with sunlit stone

to beat within our lives down all this time.

Isaac Rosenberg was alive in Stepney still

and walked with Gertler on the Mile End Waste

past Narodiczky’s printshop on the right

and milk-churn alleys where the horses fed

and sweated basements windowed to the road.

The sweat machines are in the basement still

and send back money to villages in Sylhet.

Abdus Shahid’s selling vegetables off a cart.

It seems they all are older than they seem

and all of our fresh memory is washed unclean.

This time from our end of the unreal years

We look back down the century’s real throat –

me and Shahid, my dead frandad and the rest –

to where all metaphor was messed with hate:

O how lovely then to be alive, how lovely…

 

 

 

Gramsci & Caruso

 

 

 

C’era qualche tavola riscaldata allora:

quercia qualcuna, e meno mogano

noce, nocciolo e albero dei tulipani

mentre la storia ci spazzolava contropelo.

C’erano Gershom Scholem e Walter Benjamin

e Gramsci era bambino e mio nonno sentiva

Caruso cantare per i soldati vicino a Milano

e scendeva con le pecore per i sentieri di Edolo

in cammino da Precasaglio fin giù a Cremona.

C’erano Anna Akhmatova e Osìp Mandelstam

e Blok era stato a Roma e a Ravenna

e le baie rotonde si gonfiavano di pietra assolata

per battere nelle nostre vite tutto questo tempo.

A Stepney c’era ancora Isaac Rosenberg

che camminava con Gertler sulla Mile End Waste

passando dalla tipografia Narodiczky sulla destra

da vicoli di zangole dove i cavalli masticavano

e scantinati di sudore a cottimo affacciati alla strada.

Ci sono ancora le macchine del sudore negli scantinati,

mandano soldi ai villaggi del Sylhet.

Abdus Shahid vende verdura da un carretto.

Sembra che tutti siano più vecchi di quanto sembrano,

che tutta la nostra memoria fresca sia lavata di vecchio.

Questa volta dalla nostra estremità degli anni irreali

ci voltiamo a guardare nella gola reale del secolo –

io e Shahid, mio nonno morto e tutti gli altri –

fin dove ogni metafora fu insudiciata dall’odio:

oh, che bello esser vivi allora, che bello…

 

(Traduzione di Cristina Viti)

 

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Stephen Watts è un poeta, antologista e traduttore. Ha tenuto molti laboratori di poesia in scuole, ospedali e centri per senza casa, e nel 2006 ha lavorato con la HI-Arts di Inverness su questioni di suicidio e sopravvivenza. Tra le recenti pubblicazioni, i libri di poesia Mountain Language / Lingua di montagna (2008), Journey Across Breath / Tragitto nel respiro (2011), Ancient Sunlight (2014), Gramsci & Caruso (2014). Tra le co-traduzioni pubblicate, lavori di Ziba Karbassi, Claudiu Komartin, Amarjit Chandan, Adnan al-Sayegh, A. N. Stencl, Meta Kusar, nonché antologie di poesia slovena e curda.

Cristina Viti ha recentemente pubblicato traduzioni inglesi di alcuni stralci del Giornale di guerra e di prigionia di Gadda e delle poesie di Gëzim Hajdari . Tra le sue altre recenti attività, creazione di  laboratori di poesia per le donne, traduzione della sceneggiatura cinematografica The Secret Byron di Marco Filiberti & Davide de Bona e collaborazione ai testi del progetto musicale Yellow Moor.

 

http://www.mptmagazine.com/author/cristina-viti-4039/

 

cristina viti

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