Bologna in Lettere 2017 – Interferenze – I Premi letterari – Gilda Policastro

Gilda Policastro

Inattuali

Transeuropa, 2016

Primo classificato ex aequo

Sezione A – Poesia Edita

 

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La verità è che i quattro salti in padella

non so’ cattivi (all’oasi

della birra i due studenti, biglietto timbrato

proiezione esclusiva):

lo isolavo tra il dire senza dire

di Kircher, dei frammenti di Leopardi

tarantato

(che poi, m’interrogavo verificando la faccia,

di questo si fanno le vite, le cose:

incontri, chiamarsi, chiavare, per dirla con l’ES).

D’altronde sono tre le ipotesi: amicizia, relazione, intimità

e delle tre nessuna (verificata

la faccia ha troppi denti

o pochi, o non saprei sceverare il teschio,

l’origine, risalire, dei frammenti, i primitivi,

di te, quell’astratto che precede la verifica)

oppure la prima, a condizione

che sostenga passaggi,

fluttuazioni e sfumature.

Ma se fosse ancora il tempo – la colpa, dice C. –

di sperimentare (edificare no, ch’è tardi, o presto, e

la biologia finisce dove comincia l’evoluzione

dei costumi, o le opinioni,

a ricordarsi del presente stato):

iniziare, consumare, finire

la via che riporta

alla sentenza un pezzo per volta,

senz’alternative.

Astrazioni, distrarsi dal contesto e ricalcare il fare

metaoperativo: un oggetto che serve a qualcosa cui la

forma non rimanda, lo scopo senza la funzione

(verificare la faccia, a invalidare

ciascuna delle tre  obbligazioni),

di più disorientarsi, finire senza cominciare o viceversa, tutto

scorrendo, limando solo le malattie,

proscrivendo la morte,

sconfessando il dolore (superando?),

ch’è fardello che ti accolli da troppo, e la vita,

quella degli altri, è fatta di cose piccole, leggere, buone,

di quattro salti in padella, non per dire

 

 


 

 

 

 

Nota critica di Giusi Montali

 

 

 

Gilda Policastro propone nella raccolta Inattuali una scrittura poetica contemporanea, radicata nel presente e da esso anche viziata. Una scrittura di ricerca che non ha nulla di algido, non si chiude in un circuito autistico, tutt’altro. Vi è invece tensione, densità, polemica, e soprattutto un soggetto che osserva il mondo, vi entra in contrapposizione dialettica e si abbandona al genere dell’invettiva, aggiornandolo. Nessun nascondimento dell’io; al contrario, tutto il mondo contemporaneo è osservato da un soggetto che si fa un’opinione sui costumi, il linguaggio e i cambiamenti cognitivi determinati dalla tecnologia del XXI secolo.
L’intera raccolta parte infatti dal seguente assunto: non vi può essere una scrittura priva di soggetto dal momento che ogni sguardo sulla realtà è generato da un individuo. Si abbandona così la chimera perseguita da tanta poesia di ricerca di giungere a un grado zero della soggettività. Gilda Policastro riprende invece la via tracciata da Edoardo Sanguineti: una poesia sperimentale che non rinuncia all’io e alla narrazione delle sue vicende. Autore citato più o meno esplicitamente, ma soprattutto riferimento, nume tutelare (“che poi […] | di questo si fanno le vite, le cose: | incontri, chiamarsi, chiavare, per dirla con l’ES”; “lasciatemi balbettare il mio bisbidis”, “secondo l’ES che risponde a FF”; “l’Edoardo”). Gilda Policastro reimmette nella scrittura poetica l’io lirico, dopo averlo depurato da ubbie, sentimentalismi e cliché (primo fra tutti il perdurare di una poesia che ancora parla della dolce vita dei campi), e allo stesso tempo recupera le tecniche dell’avanguardia (montaggio, cut-up) e il loro aggiornamento (googlism, eavesdropping). In particolare, l’eavesdropping, ovvero il trovarsi ascoltatori involontari dei discorsi altrui, permette di situare la scrittura in un luogo e un tempo precisi. Ecco così emergere dai discorsi – quasi sempre localizzati dal soggetto stesso (“all’oasi | della birra i due studenti, biglietto timbrato | proiezione esclusiva”; “dice Lidia, in Palestina”; “Maria, al figlio che gioca”; “GF, al seminario, oggidì”; “lo dicono alla Sma” – un repertorio di luoghi pubblici legati alla dimensione quotidiana, alla realtà vissuta dal soggetto (cinema, locali, supermercati).
Spesso i discorsi degli altri si intrufolano anche nella casa del soggetto, impedendo l’otium letterario (“venite ad abitare dove abito io, in mezzo alle strade, ai violini | che suonano al pomeriggio, al dentista che trapana i denti | e videochatta con la badante di Lucia, sua madre”). Tutta la scrittura è invasa, attraversata dal rumore di fondo della vita contemporanea (si va dalle voci più o meno volontariamente origliate, ai discorsi televisivi, agli status su facebook, ai tweet, alle notizie) ma è in parte attraversata anche dal passato (tradizione letteraria, fatti storici, ricordo di eventi catastrofici). Passato che però è sempre in dialettica con il presente sia per vicinanza che per contrasto. La presenza delle due dimensioni temporali è ribadita dalla stessa autrice nella nota di poetica: le Inattuali “parlano del mondo reale che ho intorno e, soprattutto, di ciò che mi pare volerne preservare la logica o la bellezza (o, al contrario, evidenziarne l’estinzione), alla ricerca di un senso dell’umano che resista ai cambiamenti vertiginosi dei costumi, per dirla con Leopardi, e delle priorità esistenziali. Qualcosa che rechi del poetico un’idea molto classica e una tonalità il più possibile contemporanea”.
Non si giunge a una facile leggibilità – che non deve e non può invadere il campo estetico della poesia – ma nemmeno a un’oscurità tediosa per il lettore. La raccolta tiene proprio grazie alla personalità del soggetto scrivente che impedisce che i testi diventino un puro esercizio di stile (e di ricerca): la polemica, il sarcasmo, l’acutezza, l’angoscia, il senso della fragilità e l’incubo della morte serpeggiano in ogni testo rendendolo fremente e insinuandosi nella memoria del lettore (“proscrivendo la morte | sconfessando il dolore (superando?),| ch’è fardello che ti accolli da troppo, e la vita, | quella degli altri, è fatta di cose piccole”).
Quella che si delinea nella raccolta è una “terza via” che elabora elementi della linea di ricerca con la linea lirica, giungendo a una loro ibridazione, a volte armoniosa, più spesso stridente, ma viva e foriera di novità. Una via per uscire dallo stallo, dal vicolo cieco al quale conducono le due linee contrapposte. Gilda Policastro – attraverso la mediazione della linea di ricerca e quella lirica – introduce nell’orizzonte della poesia contemporanea un’ipotesi di scrittura “altra”.

foto policastro

Gilda Policastro in una foto di Dino Ignani

 

Gilda Policastro è nata a Salerno, cresciuta in Basilicata e attualmente vive a Roma. Critica letteraria e redattrice della rivista “Allegoria”, ha collaborato coi supplementi culturali del “Manifesto” e del “Corriere della Sera” e con il blog “Le parole e le cose”, “il Reportage” e “Doppiozero”. Ha pubblicato saggi su Dante, Leopardi, Pasolini, i romanzi Il farmaco (Fandango, 2010), Sotto(Fandango, 2013), Cella (Marsilio, 2015), racconti in antologie e riviste e i libri di poesia La famiglia felice (D’if, 2010), Antiprodigi e passi falsi (Transeuropa, 2011), Non come vita (Aragno, 2013), Inattuali (Transeuropa, 2016).

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