Bologna in Lettere 2017 – Nanni Balestrini, Cecilia Bello

Venerdì 5 Maggio ore 19.30

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Nanni Balestrini in dialogo con Cecilia Bello

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Nanni Balestrini in una foto di Dino Ignani

 

Da qualche parte Walter Benjamin ha scritto che le opere d’arte non nascono dal nulla ma dal caos. L’utile insegnamento che possiamo trarre dal postulato del cri(p)tico berlinese è che, almeno nel campo dell’arte, caos e nulla non sono la stessa cosa. Se poi bisogna avere un caos dentro per partorire una stella danzante, può darsi anche il contrario. La stella di Nanni Balestrini ha cominciato a danzare tra le istruzioni date a un calcolatore elettronico di una banca milanese. La riduzione dell’io teorizzata da Alfredo Giuliani nell’introduzione all’antologia dei Novissimi ha certamente trovato in Balestrini, l’uomo che faceva uscire le poesie dal computer, il suo più radicale interprete. Il caos, nell’arte letteraria è cosa tutt’altro che semplice, sia dalla parte di chi scrive che di chi legge.  Lo sapeva bene Roland Barthes, che per enunciare il caos dell’amore doveva tenere conto delle «insidie del Caso»: dare la sensazione della casualità è cosa ben diversa dall’essere casuali, poiché chi legge, inevitabilmente, cerca di costruire un senso, nel caso di Barthes, «una “filosofia dell’amore”, proprio dove invece bisogna aspettarsi soltanto la sua affermazione». La stessa cosa deve aspettarsi chi legge, in qualunque suo punto, l’opera di Nanni Balestrini: le poesie e i romanzi “a lasse” non sono discorsi (logoi) intorno al caos, alla rivolta o alla libertà, ma ne sono dirette affermazioni, sempre diverse a seconda che si tratti della pura azione poetica o di una voce narrante. Sempre e comunque avremo a che fare con dei collage: differenziandosi in ciò da Barthes, la persona fondamentale del discorso in Balestrini non è l’Io. La poetica del caos non simula un linguaggio alternativo o parallelo a quello della pragmatica comunicativa, dove la parola è carica del senso che il soggetto vuole esprimere, ma ne distrugge i legami funzionali, producendo combinazioni inusitate attraverso le quali non vediamo semplicemente il caos, ma ne facciamo l’esperienza. […] (Raffaello Rossi)

Per leggere l’articolo completo

http://www.lavoroculturale.org/come-si-legge-nanni-balestrini/

 

 balestrini

Nanni Balestrini, poeta e romanziere, nato a Milano il 2 luglio 1935, vive attualmente tra Parigi e Roma. Agli inizi degli anni ’60 fa parte dei poeti “Novissimi” e del “Gruppo 63”, che riunisce gli scrittori della neoavanguardia. Nel 1963 compone la prima poesia realizzata con un computer. E’ autore, tra l’altro, del ciclo di poesie della signorina Richmond e di romanzi sulle lotte politiche del ’68 e degli anni di piombo come Vogliamo tutto e Gli invisibili. Ha svolto un ruolo determinante nella nascita delle riviste di cultura “Il Verri”, “Quindici”, “Alfabeta”, “Zoooom”. Attivo anche nel campo delle arti visive, ha esposto in numerose gallerie in Italia e all’estero e nel 1993 alla biennale di Venezia e nel 2012 a Documenta di Kassel.

 

 

BIBLIOGRAFIA

 

POESIA

 

Come si agisce, Feltrinelli 1963,  Ma noi facciamone un’altra, Feltrinelli 1966, Poesie pratiche, antologia 1954-1969, Einaudi 1976

Le ballate della signorina Richmond, Coop. Scrittori 1977, Blackout, Feltrinelli 1980; DeriveApprodi 2001 (con La violenza illustrata); DeriveApprodi 2009 (con Vivere a Milano e Ipocalisse)

Ipocalisse, Scheiwiller 1986, Il ritorno della signorina Richmond, Becco giallo 1987, Osservazioni sul volo degli uccelli, poesie 1954-56, Scheiwiller 1988, Il pubblico del labirinto, Scheiwiller 1992, Estremi rimedi, Manni 1995, Le avventure complete della signorina Richmond, Testo&Immagine 1999, Elettra, operapoesia, Luca Sossella 2001, Tutto in una volta, antologia 1954-2003, Edizioni del Leone 2003, Sfinimondo, Bibliopolis 2003, Milleuna, parole per musica, DeriveApprodi 2007, Sconnessioni, Fermenti 2008, Lo sventramento della storia, Polìmata 2008, Caosmogonia, Mondadori 2010, Antologica, Poesie 1958-2012, Oscar Mondadori 2013

 NARRATIVA

Tristano, Feltrinelli 1964, Vogliamo tutto, Feltrinelli 1971; DeriveApprodi 2004, La violenza illustrata, Einaudi 1976; DeriveApprodi 2001 (con Blackout), Gli invisibili, Bompiani 1987; DeriveApprodi 2005, L’editore, Bompiani 1989; DeriveApprodi 2006, I furiosi, Bompiani 1994; DeriveApprodi 2004, Una mattina ci siam svegliatiBaldini & Castoldi, 1995, La Grande RivoltaBompiani 1999 (comprende Vogliamo tutto, Gli invisibili, L’editore), Sandokan, storia di camorra, Einaudi 2004; DeriveApprodi 2009, Tristano, romanzo multiplo, DeriveApprodi 2007, Liberamilano seguito da Una mattina ci siam svegliati, DeriveApprodi 2011, Girano voci, Tre storie, Frullini 2012

ALTRE OPERE

Gruppo 63, antologia (con Alfredo Giuliani), Feltrinelli 1964, Gruppo 63. Il romanzo sperimentale, Feltrinelli 1965, L’Opera di Pechino, (con Letizia Paolozzi), Feltrinelli 1966, L’orda d’oro  (con Primo Moroni), Sugarco 1988; Feltrinelli 1997, Gruppo 63, L’Antologia (con Alfredo Giuliani), Testo&Immagine 2002, Parma 1922, radiodramma, DeriveApprodi 2002, Con gli occhi del linguaggio, opere visive, Mudima – DeriveApprodi 2006, Quindici. Una rivista e il Sessantotto, Feltrinelli 2008, Les yeux invisibles, Aracne 2008, Qualcosapertutti, Il Canneto, 2010, Tristanoil, Il Canneto 2012

 

 

 

 

“Tra i Novissimi la posizione di Nanni Balestrini è stata quella più radicalmente aperta ad ogni tipo di sperimentazione. Negli anni Sessanta compie esperimenti di poesia visiva, di poesia su nastro, di poesia elettronica, di poesia virtuale. Nel 1963, all’uscita di Come si agisce, ottiene anche un premio per ‘il libro più sperimentale dell’anno’, ed è con Alfredo Giuliani il curatore dell’antologia Gruppo 63. […] “I suoi testi d’esordio appaiono in qualche modo più ‘normali’, moderatamente sperimentali, variamente leggibili. La precoce abilità dell’autore è sorprendente, il suo ‘uso’ del linguaggio e la sua intenzione di renderlo (o fingerlo) oggettivo, mostrano in sostanza un equilibrio interno molto accorto e una naturale destrezza di artefice.” […] In Ma noi facciamone un`altra (1968) il procedimento sperimentale tende a estremizzarsi (come accade in genere a tutta la neoavanguardia, dopo essersi ufficialmente costituita in gruppo), la macchina si rende ulteriormente autonoma, il testo presenta composizioni materiche ma è disarticolato da sconnessioni violente, da una fuga costante dai percorsi normali (o anche poetici) della comunicazione, il progetto guida è presente in superficie”. […] “A metà degli anni Settanta, con Le ballate della signorina Richmond (1977) – che saranno poi seguite da Il ritorno della signorina Richmond (1989) – la superficie del testo assume un andamento decisamente chiaro, descrittivo, e una leggerezza e leggiadria estrosa di movimenti nei quali si riconoscono le qualità originarie, la mano di Balestrini, ma anche una lontananza dal lavoro del tempo d’avanguardia che era stato riassunto nel volume Poesie pratiche 1954-1969 uscito nel ’76.” […] “Il personaggio (ndr. della signorina Richmond) è quello di una bellissima Donna-Uccello, ma è un personaggio allegorico, e, come ha scritto Antonio Porta, ‘è l’allegoria della Rivoluzione’, nome altrimenti impronunciabile, che Balestrini recupera aggirando l’ostacolo con un’immagine”. In modo diretto, e dunque senza allegorie, con una ‘prosa’ scandita da una musicalità percussiva, con momenti tra Rock e urlo Ginsbergiano, Balestrini tratta delle trasformazioni politiche e sociali, dell’idea del ’68, nel buio di una stretta tra terrorismo e repressione, nel poemetto – opuscolo – Blackout 1980’ scritto ‘per i compagni perseguitati’. Con Ipocalisse (1986) incontriamo un Balestrini più ‘letterario’, autore di quarantanove componimenti che definisce ‘sonetti’ (sono infatti tutti di quattordici versi, o meglio versicoli, senza scansioni strofiche), filiformi e sospesi nel loro procedere, internamente di continuo spezzati, ancora nell’impossibilità di dare corpo a una plausibile continuità di senso. […]”. (Maurizio Cucchi,  dall’antologia ‘Poeti italiani del secondo Novecento’, a cura di Maurizio Cucchi e Stefano Giovanardi, Oscar classici moderni Mondadori, 2004, volume primo)

http://old.nannibalestrini.info

slide pag 1

 


 

 q cecilia X

 

 

Cecilia Bello Minciacchi (Roma 1968) è assegnista presso il Dipartimento di Studi Europei, Americani e Interculturali e collabora all’Archivio del Novecento dell’Università di Roma «La Sapienza». Scrive su «Avanguardia», «il verri», «Poetiche», «Semicerchio», «alfabeta2», «alias». Dirige per Oèdipus la collana à rebours che ripropone testi narrativi rari del Novecento italiano. Ha pubblicato, fra gli altri, studi su Marinetti, Ungaretti e Nono, Sanguineti, Manganelli, Porta, Niccolai, Volponi. Per Le Lettere di Firenze ha curato Vittorio Reta, Visas e altre poesie (2006) e Patrizia Vicinelli, Non sempre ricordano. Poesia Prosa Performance (2009). Ha pubblicato l’antologia di scrittrici futuriste Spirale di dolcezza + serpe di fascino (Bibliopolis, 2007), cui ha fatto seguito la monografia storico-critica Scrittrici della prima avanguardia. Concezioni, caratteri e testimonianze del femminile nel futurismo (Le Lettere, 2012). Del 2012 è anche il volume La distruzione da vicino. Forme e figure delle avanguardie del secondo Novecento (Oèdipus). Di Emilio Villa ha curato le seguenti edizioni di testi: Zodiaco (con Aldo Tagliaferri, Empirìa, 2000), e Proverbi e Cantico. Traduzioni dalla Bibbia (Bibliopolis, 2004) e infine L’opera poetica (Roma, L’orma, 2014), che raccoglie la sua opera poetica in forma pressoché integrale.

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