Bologna in Lettere 2017 – Cetta Petrollo

Bologna in Lettere 2017

Interferenze – Atto VI

Sabato 1 Aprile ore 18

Libreria Ubik Irnerio – Via Irnerio 27 – Bologna

A cura di Loredana Magazzeni.

“All’epoca che le fanciulle” di Cetta Petrollo
Presentazioni di Loredana Magazzeni, Maria Luisa Vezzali, in dialogo con l’autrice.
Letture a cura di Margaret Collina.

loc - 1 aprile ubik

“[…] Le Fanciulle si offrono allo sguardo del lettore in ogni loro declinazione, smarrimento, congiunzione, ritrovamento. Ma, attenzione!, solo una per volta, che ognuna ha la sua parte da giocare. A sostenerle nel loro errare e ristare è il vento della scrittura: una scrittura trascinante, un flusso a lingua sciolta, che si cita e ripete senza pentimenti, che non stacca, intere pagine senza virgole, senza punto. Poi ci sono momenti in cui le frasi diventano brevi e asseverative, e gli a capo continui. Una lingua comunque sempre molto fisica, concreta, persino tattile: piena di odori, rumori, sapori. Umida di desiderio, seccata dal dolore, che in ogni momento si fa corpo: “[…] si era andata tutta costruendo con le parole come fosse andata da un’estetista si era fatta bella di parole che le parole avevano formato il suo corpo che lei il suo corpo non lo voleva narrare lo voleva solo scrivere lentamente […]” (p. 103). La carne, la pancia, il pube, il seno, le mani: nessuna angelicatura, le Fanciulle vanno sul concreto: “valige e abitudini colazioni di caffè e litigate tepori mattutini e voci assonnate pastasciutte scolate e vapori di brodo mani in librerie mai frequentate deodoranti creme saponette tavolette alzate serrande rotte ascensori fermi perfino condomini diversi”(p. 45). […] Quella che a Walter Pedullà, nella prefazione a Senza Permesso (2007), appariva una prosa che “sembra registrare una realtà fatta di pensieri in incubazione” risplende nelle Fanciulle come un marchio, come il possibile exemplum di una lingua tutta femminile. Anima che passa attraverso il corpo (“Il solo corpo non basta. Ma quando mai basta.”, p. 56,) e attraverso il corpo diventa parola e lingua. Lingua d’amore che senza requie invoca a suo necessario complemento il maschile. […]” (dalla recensione di Franca Rovigatti su alfabeta2)

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Foto di Dino Ignani

 

 

“Le fanciulle di Cetta Petrollo ci appaiono una dopo l’altra come in una processione rituale di antiche civiltà, in cui ciascuna reca a noi i suoi doni di poco conto, foglie o fiori o sassi, e ciascuna li depone ai piedi di un mago. Un giorno quel mago squarciò il buio e mostrò le stelle e il firmamento a chi, con occhi limpidi, vedeva, con entusiasmo di fanciulla, il viaggio e la rotta che quelle mani leggere e fatate aprivano. (…) Sono le parole e il loro fiato a mostrare le cose e a raccontare il corpo, scrive ora Cetta, e intanto davanti ai nostri occhi di lettori prende avvio la lenta metamorfosi con la trasformazione del corpo (il corpo dei sessant’anni, così difficili per ogni donna, anche se “donna vuol dire pienezza di sé”), e dell’anima”. (dalla prefazione di Loredana Magazzeni)

slide pag 1

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