Nella fucina della luna

 

 

Bologna in Lettere

 Un Festival lungo un anno

presenta

Giovedì 11 febbraio 2016 ore 20.30

Spazio Testoni

Via D’Azeglio 50 – Bologna

Nella fucina della luna 

Sylvia Plath & Amelia Rosselli

in occasione della ricorrenza dell’11.02.1963/1996

 

Plath Rosselli

Interventi, riflessioni e letture a cura di

Rita BonomoLoredana Magazzeni

Maria Pia QuintavallaMaria Luisa Vezzali

 

interagiscono alle pareti le opere di

Ingeborg zu Schleswig-Holstein di Amburgo

ed Ester Grossi

 

 

Essendo figlia dell’esule antifascista Carlo Rosselli, Amelia Rosselli nacque a Parigi e, dopo l’assassinio del padre e dello zio per ordine di Mussolini nel 1937, iniziò un esilio in Svizzera, negli Stati Uniti e in Inghilterra che la destinò a una condizione di mélange linguistico che permeò profondamente la sua scrittura anche quando l‘autrice optò con decisione per l’amatissimo italiano. Grazie alla continua tensione verso la ricerca espressiva e grazie anche ai suoi rigorosissimi studi musicali, la poesia di Rosselli è considerata una delle più innovative, internazionali e intense del Novecento. Come ebbe a dire l’autrice stessa, d’altronde, «l’autore manipola la lingua, se vale qualcosa.» Oltre che da motivi esistenziali, proprio da questa esigenza di svecchiamento e di ampliamento della tradizione poetica italiana nacque nel 1958 la sua opera forse più complessa e riuscita: il poemetto epico-ironico La libellula (Panegirico della Libertà), che sfida la «santità dei santi padri» da Dante a Montale-Caproni.

*

 

Sylvia Plath

 

 

 

Limite

 

La donna ora è perfetta

Il suo corpo

 

morto ha il sorriso della compiutezza,

l’illusione di una necessità greca

 

fluisce nei volumi della sua toga,

i suoi piedi

 

nudi sembrano dire:

Siamo arrivati fin qui, è finita.

 

I bambini morti si sono acciambellati,

ciascuno, bianco serpente,

 

presso la sua piccola brocca di latte, ora vuota.

Lei li ha raccolti

 

di nuovo nel suo corpo come i petali

di una rosa si chiudono quando il giardino

 

s’irrigidisce e sanguinano i profumi

dalle dolci gole profonde del fiore notturno.

 

La luna, spettatrice nel suo cappuccio d’osso,

non ha motivo di essere triste.

 

È abituata a queste cose.

I suoi neri crepitano e tirano.

 

(scritta il 5 Febbraio 1963)

 

 

 

 

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