Dialogo con i poeti

Da poeta a poeta: in linguaggio sterile, che

s’appropria della benedizione e ne fa un piccolo

gioco o gesto, rallentando nel passo sul fiume

per lasciar dire ogni onestà. Da poeta in poeta:

simili ad uccellacci, che rapiscono il vento

che li porta e contribuiscono a migliorare la

fame. Di passo in passo un futile motivo che

li rallegra, vedendosi crescere in stima, i letterati

con le camicie aperte che s’abbronzano, al sole

di tutte le tranquillità: un piccolo gesto sfortunato

li riconduce all’aldilà con la morte che sembra

scendere e stringerli.

 

Ironicamente fasulla, o v’è una verità? ch’io

Possa dire anche tua?

 

Ma nel fiume delle possibilità sorgeva anche

un piccolo astro notturno: la mia vanità, d’esser

fra i primi gigante della passione, un Cristoemblema

delle rinunziazioni. Annunciando castità, problemi

risolvibili e no, sapendo stornare l’emblema

dalle bocche virili, seppi che t’eri sparato

con un colpo secco alla nuca: dominio di sé se

nella notte tuona l’uragano. Uragano particella

di così vasto dominio da rigare anche la tua fronte

di pudori inesistenziali.

 

E al tocco ti rividi, morto sul pavimento, sbandierare

nonsensi, stirarti la camicia ai quattro angoli

e alla terra sputando pedate conformiste

 

 

(Amelia Rosselli, Dialogo con i poeti, da Serie Ospedaliera, 1963-1965)

 

iscr AR

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