Modalità di veicolazione della cosa letteraria – Bologna in Lettere

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In controtendenza col famoso detto popolare: “chi ben comincia è a metà dell’opera”, facciamo qualche passo a ritroso. Nel novembre del 2011 veniva inaugurato a Bologna un progetto denominato “Letteratura Necessaria – Esistenze e Resistenze”. Proviamo ad estrarre alcuni passaggi sugli scritti teorici che caratterizzavano e spiegavano, per grandi linee, il progetto.

Lo scopo del progetto è essenzialmente quello di far CIRCOLARE i libri e le cosiddette “risorse umane” creando dei momenti di aggregazione, scambio e confronto che possano abbattere qualsiasi tipo di divisione ideologica, editoriale, di mercato, ecc., mettendo in comunicazione tra loro diverse e svariate realtà che operano nel settore o che sono impegnate in tal senso. Quello che conta qui è una vera e propria “messa al lavoro” della letteratura. Semplificando e riducendo, si potrebbe dire che se le “esistenze” sono riconducibili ai libri, in quanto oggetti fisici, le “resistenze” rappresentano le “azioni” di quei “soggetti” fisici che producono i libri. Aggiungendo una sola caratterizzazione: il fatto di ostinarsi, per esempio,  a produrre e a “spacciare” poesia in Italia, oggi come oggi, deve essere considerato come un vero e proprio “atto politico”. In tal senso ogni azione di questo tipo viene a rivestirsi di un plusvalore sociale. “Letteratura necessaria” è un progetto che vuole rendersi pratico, concreto e tangibile. Qui si tratta di far sì che la necessità di mettersi in gioco in prima persona diventi l’aspetto preponderante della diffusione della letteratura come atto corporeo, politico e aggregativo. L’idea di fondo è quella di ovviare alla sempre più imperante DISPERSIONE che caratterizza, in negativo, l’attuale panorama letterario nazionale e di creare una sorta di rete che permetta la costituzione e la ripetizione di eventi collegati tra loro ove far interagire realtà letterarie e realtà editoriali, in un regime non competitivo, ma collaborativo. “Letteratura necessaria”, beninteso, non vuole essere un movimento tematico, ma pluritematico, volto a certificare la propria “esistenza” e a diffondere una sorta di “resistenza”. Resistenza a chi e a cosa? A tutto ciò che è omologazione, ghettizzazione e che ripropone gli stessi, triti e ritriti, canoni letterari. In poche parole il progetto, almeno in fase concettuale, nasce “in costruzione” e crescerà sempre “in costruzione”, assorbendo e consolidando, di volta in volta, necessità, urgenze, tematiche e facendosi portavoce di messaggi che possano rientrare nei concetti di necessarietà, esistenza e resistenza.

Ci sono diversi modi di intendere la parola “resistenza”.

Io credo che “resistenza” significhi essenzialmente perseguire un determinato fine, farsi portavoce –  attivo e fattivo-  di una scelta senza cedere il passo a divieti, imposizioni e compromessi.

Parliamo quindi di scelta. La scelta di campo è fondamentale. Naturalmente per “Bologna in Lettere” (che nasce comunque come costola, supplemento e protesi del progetto Letteratura Necessaria) la scelta è di tipo culturale.

Tra gli addetti ai lavori (ma non solo tra loro) sono oramai in molti a dichiarare un progressivo impoverimento culturale.

E questo è, purtroppo, un dato di fatto.

Non è forse questo il luogo più adatto per analizzare come e perché ciò sia accaduto. L’avvento totalizzante della rete è sicuramente in parte responsabile. L’immediata accessibilità ai cosiddetti contenuti fomenta inevitabilmente la superficialità dell’approccio e inficia l’approfondimento.

Oggi, nella pratica quotidiana, la parola “cultura” viene spesso confusa, ad esempio, con nozionismo e/o informazione.

Bisogna quindi parlarne, e ne parleremo diffusamente nel corso degli eventi del nuovo corso di Bologna in Lettere. Una prima parola d’ordine del nuovo corso deve essere ricercata nel “focus”, inteso essenzialmente come focalizzazione e quindi approfondimento; e una seconda parola d’ordine va ricercata nella “tematizzazione”.

Tra il 1920 e il 1930 era in auge nei paesi dell’est una forma di teatro denominato agit-prop (uno dei maggiori teoreti e praticanti del movimento fu Erwin Piscator). Agit-prop  stava, molto semplicemente, per agitazione e propaganda. A seguito della Rivoluzione d’Ottobre, in Russia circolava un convoglio ferroviario ove artisti di varia estrazione giravano per il paese mettendo in scena opere teatrali e divulgando un messaggio propagandistico. Manifesti, comunicati e volantini venivano stampati direttamente sul treno e disseminati lungo il percorso. Le intenzioni erano prevalentemente politiche, ma uomini come, ad esempio, Piscator compresero che al discorso politico si poteva affiancare anche una sorta di rivoluzione artistica nelle modalità di rappresentazione e di messa in scena delle opere. Non a caso, in collaborazione con Walter Gropius progettò una sorta di Teatro Totale ove attori, spettatori e macchine teatrali coabitavano uno stesso spazio rendendolo dinamico.

Se l’agitazione è una messa in movimento di un contenitore, la propaganda è l’atto stesso del fare, senza dimenticare che il significato originario della parola poesia è per l’appunto fare. La stessa parola drammaturgia, ad esempio, proviene da drama-ergon, ovvero: azioni al lavoro, messa in opera delle azioni.

A questo punto mi sembra necessario (tanto per restare in tema) riproporre alcuni passaggi dall’editoriale che accompagnava la seconda edizione del Festival

Questo «fare», questo agire (o farsi agire), oserò dire: questa agitazione della cosa  letteraria, ha condizionato e caratterizzato tutta l’attività di “Letteratura Necessaria”, ovvero di quel progetto, magari utopista (ma, del resto, senza la sana e lucida utopia di un’evoluzione pressoché continua è difficile cimentarsi nel “passo al di là”), di aggregazione letteraria che dissemina, a piccole dosi, oramai da diversi anni e lungo tutto l’arco del territorio nazionale un gesto doppio e simultaneo, una sorta di combinazione veleno/antidoto, proclamando quella “necessaria” riconciliazione dei contrari, che dovrebbe essere caratteristica peculiare e imprescindibile di qualsiasi pratica che si spaccia sotto il nome di letteratura. E quindi, Il «fare» e l’aggregazione sono i sintomi principali di questa patologia in divenire a cui abbiamo dato il nome di “Bologna in Lettere”, registrandola idealmente tra le nuove malattie del millennio, una malattia che, paradossalmente o patafisicamente, trova la sua cura nell’assunzione giornaliera di quel veleno/antidoto cui si faceva riferimento più sopra, e che taluni si ostinano a chiamare inchiostro. Carta canta quindi. E difatti carte di vario tipo e fattura verranno disseminate lungo tutto l’arco del festival. Sotto diverse forme: la fisicità dell’oggetto-libro, la sua restituzione orale, figurativa, visuale, musicale, ecc.

 

Lo spirito di Bologna in Lettere si può riassumere proprio in quella frase che nell’ultimo passaggio è stata trascritta in grassetto: agitazione della cosa  letteraria. Ed è per questo che allo slogan originario dell’agit-prop aggiungeremo una piccola protesi: agit-prop-poetry. Vorremmo che d’ora in poi B.I.L. venisse identificato e ricordato anche attraverso questa frase.

Perché il format del Festival in questi anni si è praticizzato proprio pensando a quella frase.

La letteratura, come già ampiamente  detto e ribadito in varie e svariate occasioni, dovrebbe – per restare al passo coi tempi e per produrre interesse – essere disseminata in tutte le sue estensioni multidisciplinari. In poche parole, i diversi linguaggi artistici dovrebbero calati in un contenitore, per così dire magnetico, ove ci si possa spostare (produrre transito e quindi anche agitazione) cavalcando ideali (ma anche concreti) sistemi d’attrazione. In tale ottica i sistemi d’attrazione rappresentano le linee d’intercomunicazione tra le varie discipline, linee che possono (e devono) affiancarsi e/o compenetrarsi tra loro.

In letteratura spesso si parla di case o di dimore ove stabilire una sorta di residenza elettiva. Ci piace pensare a “Bologna in Lettere” come ad una sorta di dimora, una residenza laboratoriale da attraversare in tutte le sue stanze. Ed è così che ognuno degli eventi che compongono il festival viene a costituirsi come una sorta di stanza, ognuna diversa dall’altra,  con le proprie pareti, magari animate, da scandagliare e gustare, da contemplare o magari toccare con mano. Perché poi il nostro fantomatico «fare» presuppone, anche e soprattutto, il contatto fisico. Non siamo qui a spacciare delle novità o delle rivoluzioni, ogni modalità di veicolazione presuppone, in sé, una fisicità, più o meno evidente, più o meno caratterizzata e/o drammatizzata. È così da sempre.

Quindi Bologna in Lettere non nasce dal nulla o come per incanto. È la diretta prosecuzione di quel progetto nato nel 2010 e denominato Letteratura Necessaria. Nella fattispecie era un progetto di aggregazione letteraria e si basava essenzialmente sulla creazione di una sorta di rete, un circuito esteso a tutto l’arco del territorio nazionale, che coinvolgeva di volta in volta, per ogni città, almeno un autore o un organizzatore di eventi con il quale concordare le modalità di realizzazione dell’evento e gli autori da invitare. Veniva così  a realizzarsi un progetto come dire multiforme, mai uguale, in continua mutazione. Con questo progetto sono stati realizzati nel corso di 3 anni più di 70 eventi che, oltre Bologna,  hanno toccato le principali città italiane da Torino a Napoli, passando per Milano, Parma, Mantova, Padova , Venezia, Verona, Reggio Emilia, Cesena, Pesaro, Firenze, Roma, Caserta, ecc

Lo spirito di aggregazione insito nel progetto si è poi trasferito di sana pianta nell’idealizzazione di un festival. Bologna in lettere nasce così. Conserva la voglia di aggregazione, di scambio, di confronto, di approfondimento e perché no, anche di vetrina che aveva caratterizzato quelle che nel progetto di Letteratura Necessaria venivano chiamate “azioni” e numerate progressivamente, non perché accadeva qualcosa di cruento o di necessariamente fisico, ma perché c’era la volontà di compiere un gesto, un gesto emblematico e che soprattutto potesse essere riconosciuto e identificato. Per queste ragioni la prima edizione di Bologna in Lettere, che si è consumata in una sola giornata, ha scelto di caratterizzarsi attraverso un format atipico, inusuale, quello della maratona non stop di eventi. Format che comunque è stato confermato e consolidato nelle due edizioni successive.

La vera novità del 2015 è stata l’estensione temporale del festival su 6 giornate, ed è una cosa decisamente significativa, se si pensa che il festival che ha ricevuto il Patrocinio – per le iniziative relative alle Scuole – dell’Ufficio Scolastico Regionale per l’Emilia Romagna, il Patrocinio del Comune di Bologna, la collaborazione con del Centro Studi Archivio Pier Paolo Pasolini della Fondazione Cineteca di Bologna, la collaborazione con Marco Saya Editore, e la collaborazione con Cassero Lgbt Center, è comunque un festival interamente autoprodotto, che non ha ricevuto cioè nessun tipo di sovvenzione o contributo economico istituzionale. Una grande opera di volontariato, con l’aggiunta di qualche sottoscrizione, un crowdfunding autogestito, le quote di iscrizione ai concorsi, la volontà di ammortizzare il più possibile i costi di gestione attraverso prestazioni d’opera specifiche e gratuite e via dicendo, ecco che nasce un festival il cui scopo è quello di raggiungere una propria radicalizzazione nel territorio che pesi sempre più a livello nazionale e soprattutto che venga considerato patrimonio culturale della città in quanto punto di riferimento per la cultura letteraria. Le intenzioni sono anche quelle di imbastire una tessitura di rapporti e collaborazioni con le istituzioni culturali cittadine e nazionali e con altri organismi simili per creare una sorta di gemellaggio tra vari festival, proprio al fine di dare valore al concetto di aggregazione espresso in apertura.

Detto in soldoni: produciamo libri, organizziamo concorsi letterari, operiamo – in un certo senso – anche a livello didattico coinvolgendo scuole e università, creiamo delle situazioni di incontro e confronto tra gli autori, creiamo dei momenti di interazione col pubblico all’interno degli eventi, operiamo sulla fusione tra approfondimenti e spettacolarità, coinvolgiamo altre figure, associazioni e gruppi sia a livello locale che nazionale,  ecc.

È più o meno questo quello che facciamo, ed è più o meno così che intendiamo quella fatidica parola che ci permette di essere qui: «fare»

Ed a proposito di «fare», siamo lieti di presentare ufficialmente la quarta edizione del Festival

 

 

BOLOGNA IN LETTERE

Festival Multi-disciplinare di Letteratura Contemporanea

QUARTA EDIZIONE – 2016

 

Stratificazioni (arte-fatti  contemporanei)

 

 

Il Comitato Promotore di Bologna in Lettere apre ufficialmente il Cantiere per la quarta edizione che avrà luogo a Maggio del 2016.

Il progetto globale consta anche di una serie di eventi speciali di vario tipo che avranno luogo da novembre 2015 ad aprile 2016.

Per la sua quarta edizione il Festival sarà dedicato alla figura di Amelia Rosselli.

La novità più significativa sarà rappresentata dal coinvolgimento di alcune strutture universitarie. Non a caso il concorso letterario, che verrà bandito presumibilmente nel mese di Ottobre, oltre alle tre sezioni canoniche (adulti tema libero, adulti a tema, scuole superiori a tema) comprenderà anche una sezione, a tema, riservata agli allievi universitari. Anche quest’anno il Festival realizzerà un volume comprensivo dei testi dei finalisti di ogni sezione e di contributi critici e creativi incentrati sulla poetica di Amelia Rosselli. Il volume sarà edito da Marco Saya Edizioni.

Sia il palinsesto del Festival che la strutturazione degli eventi speciali sono in una situazione di work in progress, ma possiamo comunque anticipare che due degli eventi speciali saranno incentrati sulle figure di Antonin Artaud e Luigi Di Ruscio.

Nell’ambito della programmazione verranno ritagliati spazi specifici a progetti installativi e verrà realizzata una rassegna di video-arte e cortometraggi.

Al di là degli inviti diretti, tutti gli autori che vorranno proporsi (per singole letture, per progetti specifici, per partecipare alla selezione delle rassegne di video-arte e cortometraggi, ecc.) al Festival possono inoltrare richiesta all’indirizzo info.bolognainlettere@gmail.com

Le richieste devono essere corredate di dati anagrafici, curriculum breve, foto, eventuali link a testi e/o video, e quanto altro si ritenga necessario. Gli esiti delle selezioni per ogni tipologia di partecipazione verranno resi noti sui canali di comunicazione del Festival  a partire da marzo 2016.

L’indirizzo bolognainlettere@gmail.com è riservato ai soli concorsi letterari.

Vi ricordiamo che il nostro crowdfunding autogestito è attivo tutto l’anno. Per chi volesse sostenere con una piccola sottoscrizione i costi vivi di gestione e ricevere a casa un libriccino autoprodotto dal Festival può seguire il link

https://boinlettere.wordpress.com/2015/03/20/bologna-in-lettere-2015-sottoscrizioni/

L’indirizzo bilsottoscrizioni@gmail.com  è riservato al solo crowdfunding.

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