Il presente di Bologna in Lettere (3)

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Nell’arco del Festival ha avuto luogo un incontro coi redattori di “Anterem” (rivista attiva da circa quarant’anni), curato da Enea Roversi, Alessandro Assiri e condotto da Flavio Ermini. Sono stati inoltre realizzati due focus di approfondimento dedicati a Elio Pagliarani (curato da Francesca Del Moro in dialogo con Maria Concetta Petrollo) Patrizia Vicinelli (curato da Daniela Rossi), con la partecipazione, tra gli altri, di Luigi Ballerini, Cecilia Bello Minciacchi, Francesco Muzzioli, Niva Lorenzini, Carla Chiarelli, Jonida Prifti, Sara Ventroni, Rosaria Lo Russo.  A tutto ciò si è aggiunto un approccio ad una delle poetiche imprescindibili del panorama contemporaneo italiano: Ida Travi, che è stata introdotta criticamente da Alessandra Pigliaru .

Prima avevo accennato alla cosiddetta rassegna nella rassegna, che quest’anno ha preso il nome di  “Vetrine del nuovo millennio – Macchine e macchinazioni” e si è concretizzata attraverso la partecipazione di numerosi autori che operano proprio sulle linee di confine dei generi, tra video-arte, performance, installazioni, recital, come Andrea Inglese in coppia con Stefano delle Monache, Tiziana Cera Rosco, Mona Lisa Tina, Maria Korporal, Pinina Podestà, Nicola Frangione, Marion D’Amburgo, Francesco Forlani, Nina Maroccolo, Emiliano Pietrini, Barbara Pinchi, Rita Bonomo, Julian Zhara, Marthia Carrozzo, ecc.

 

La vera novità del 2015 è stata l’estensione temporale del festival su 6 giornate, ed è una cosa decisamente significativa, se si pensa che il festival che ha ricevuto il Patrocinio – per le iniziative relative alle Scuole – dell’Ufficio Scolastico Regionale per l’Emilia Romagna, il Patrocinio del Comune di Bologna, la collaborazione con del Centro Studi Archivio Pier Paolo Pasolini della Fondazione Cineteca di Bologna, la collaborazione con Marco Saya Editore, e la collaborazione con Cassero Lgbt Center, è comunque un festival interamente autoprodotto, che non ha ricevuto cioè nessun tipo di sovvenzione o contributo economico istituzionale. Una grande opera di volontariato, con l’aggiunta di qualche sottoscrizione, un crowdfunding autogestito, le quote di iscrizione ai concorsi, la volontà di ammortizzare il più possibile i costi di gestione attraverso prestazioni d’opera specifiche e gratuite e via dicendo, ecco che nasce un festival il cui scopo è quello di raggiungere una propria radicalizzazione nel territorio che pesi sempre più a livello nazionale e soprattutto che venga considerato patrimonio culturale della città in quanto punto di riferimento per la cultura letteraria. Le intenzioni sono anche quelle di imbastire una tessitura di rapporti e collaborazioni con le istituzioni culturali cittadine e nazionali e con altri organismi simili per creare una sorta di gemellaggio tra vari festival, proprio al fine di dare valore al concetto di aggregazione espresso in apertura.

6 giornate, le prime 5 dedicate ai focus, agli incontri tematizzati e alle cosiddette vetrine multidisciplinari, e l’ultima giornata, in un regime più libero, dedicata alla consueta maratona di eventi che ha invaso pacificamente il centro storico cittadino, mettendo in movimento e in relazione tra loro circa 120 autori in 12 diversi spazi: il già citato Cassero, Boteco, Bravo Caffè, Cortile Cafè, Caffè degli artisti, Spazio 100300, Bar La Linea, Macondo, Costarena, Fish n roll, Biblioteca Italiana delle donne, senza dimenticare la Biblioteca Ruffilli dove ha avuto luogo la conferenza stampa di presentazione.

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