Portare all’atto

amelia-rosselli1

 

 

Stefano Agosti

estratti da La competenza associativa di Amelia Rosselli

in id. Poesia Italiana Contemporanea

Bompiani, 1995

 

 

 

[…] Nei riguardi di questa produzione, dirò subito che essa si segnala per la priorità, o magari per l’egemonia, conferita alla competenza associativa rispetto alla competenza sintagmatica (uso il termine “competenza” proprio nel senso in cui Chomsky, e dopo di lui altri linguisti, parlano di “competenza linguistica” del parlante). Fornisco immediatamente l’esplicitazione di tale affermazione, formulata in termini così lapidari. Il fenomeno poetico si caratterizza proprio dalla presenza, in atto, della competenza associativa: basti pensare alle identità foniche rappresentate dalle rime, alle equivalenze stabilite dagli accenti ritmici ecc. Solo che, normalmente, vale a dire nell’esecuzione poetica canonica, questa competenza associativa risulta subordinata alla competenza sintagmatica, e cioè alla produzione e all’elaborazione stessa del discorso. Qui, sarà però necessario collocare la precisazione esplicativa appena fornita entro un quadro più generale. Dei due assi costitutivi dell’atto linguistico normale – e cioè non poetico –, vale a dire l’asse sintagmatico (orizzontale) e l’asse paradigmatico (verticale), solo il primo risulta realizzato nel discorso. Il secondo (l’asse verticale) è presente solo virtualmente, è il paradigma (appunto) a partire dal quale e all’interno del quale vengono operate le scelte delle unità o delle forme verbali costitutive della sequenza. Sì che quest’ultima – come acutamente fa osservare Lacan – porta sospese, al di sopra delle unità che la compongono, tutte le altre unità (virtuali) escluse dal processo di selezione. Tale è il quadro entro il quale e secondo il quale si realizza l’atto linguistico normale (diciamo, con Benveniste, la messa-in-discorso della “langue”). Nell’atto poetico invece – giusta il celeberrimo principio di Jakobson – anche il paradigma risulta realizzato: dallo stato virtuale passa all’atto. Per cui la distribuzione differenziale e oppositiva delle unità, secondo le quali si organizza la sequenza sintagmatica (l’enunciato, il discorso), si trova a convivere – paradossalmente diciamo, o scandalosamente se si vuole (ma è in questo scandalo, in questo paradosso, che il poetico trova la propria giustificazione) –, la distribuzione delle unità si trova dunque a convivere con le associazioni, portate all’atto, costitutive del paradigma: quelle associazioni, o virtualità selettive, individuate già da Saussure, che sono le associazioni foniche, semantiche (i sinonimi), morfologiche (le derivazioni) ecc. Ora, questo processo (come ho detto prima), questo processo associativo che si attua nella manifestazione poetica, non gode, normalmente di priorità. La sua attuazione è subordinata alla costituzione del discorso (alla competenza sintagmatica). Che esso mette incessantemente in crisi, è vero (in quanto il principio di differenzialità che agisce nella realizzazione del sintagma risulta continuamente minacciato dall’attuarsi delle equivalenze quando non delle identità), ma di cui però non può fare a meno. L’asse sintagmatico articolato in discorso, ne rappresenta, comunque e sempre, il supporto, la base, la struttura di sostegno. Il caso della Rosselli apparirà sufficientemente abnorme se si pensa che, lì, la competenza associativa non solo si dà come prioritaria nel processo di produzione degli enunciati, ma spesso giunge a gestire l’intero spazio della rappresentazione verbale. Dal cortocircuito del lapsus (si ricordi Pasolini), e passando per le più svariate modalità di associazione per contiguità foniche e semantiche degli elementi, la competenza associativa giunge insomma a costituirsi come un vero e proprio principio strutturante del testo. […]

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