Bologna in Lettere 2015 – Tiziana Cera Rosco

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Tiziana Cera Rosco

Artista. Nasce a Milano nel ’73, dove ora vive, ma continua a crescere nel Parco Nazionale D’Abruzzo. Attratta fin da bambina dalle Sacre Scritture e dalla Natura, è esponente della poesia mistica e selvatica, poesia visionaria che ha trasportato sia nelle sue opere fotografiche (lavori per i quali ha inventato una tecnica di lavorazione manuale) che nelle performance. Nel suo lavoro si rintraccia l’idea umanista di artista totale che usa ogni mezzo artistico e naturale disponibile per la manifestazione di una visione che ha sempre a che fare col sacro, anche il sacro naturale.  Le sue fotografie sono immerse in un orizzonte quasi religioso in cui le figure spesso nascono dal buio. Ha sempre lavorato sul tema del Corpo Iconicizzato e con il suo corpo anche quello del nudo e ha affrontato con le installazioni, la musica, la fotografia, la parola, l’immagine, le performance i temi della preghiera, del corpo familiare, dell’icona domestica, del doppio, della deposizione, della dedizione e della castità selvatica. Gli ultimi lavori si svolgono sul tema del Perdono, della Caduta e della Protezione e la sua figura è fissata su gonne altissime che lei stessa costruisce. La sua ultima sperimentazione è con la motion capture per scrivere musica live muovendosi nello spazio e diventare un vero strumento umano, un controller  di suoni e immagini usando il corpo. Conduce in monastero corsi di trascrizione di testi a mano e corsi di autobiografia fotografica. Ha pubblicato diversi libri di poesia, è tradotta in 4 lingue, ospite di numerosi festival nazionali ed internazionali, di residenze d’arte, gallerie, convegni e monasteri. Nei teatri è impegnata con la trilogia degli animali sulla femminilità e testi di poeti da cui è ispirata. Ha esposto e performato in numerosi musei e gallerie sia in Italia che all’estero. E’ ora impegnata nella scrittura multimediale del Requiem per Olmo e nel Commento alle Ultime Sette Parole di Cristo sulla Croce. Dalla primavera del 2015 inizierà Corpus, un progetto sugli alberi e sulle radici ( che lei già espone, nudi, ripuliti, sollevati da terra ad altezza uomo come totem dal titolo “la scrittura non si immagina” ) e Aspera un progetto di eremitaggio artistico nella piccola Casa Del Senza in territorio Valdese. Ha una passione per i cervi, i lupi, le icone bizantine e quando sarà molto vecchia farà il falconiere.

 

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Patientia

 

Patientia è una performance di intercessione, di preghiera. Si svolge nei boschi ad una lentezza esasperata che la rende quasi teatrale e l’invocazione è muta. Il tempo della sua durata e il luogo sono importantissimi e trasformano la figura man mano che entra nella preghiera, figura che parte neutra e attraverso il contatto con il luogo si evolve nell’immagine totemica di una richiesta che proviene da un bisogno.

Il tema è quello dell’artista inteso come soglia, come figura percettiva, soglia d’amore mai magica, forse tragica come tutto ciò che ha a che fare col destino, aperto e in ascolto totale e come ogni figura aperta al luogo e al tempo che la attraversa, il contatto con il fondo di qualcosa di remoto deforma la figura. immagini, che viste in fotografia paiono mostruose, sono invece attraversate da una dolcezza esasperante durante l’atto, e la rinuncia ad un’estetica di bellezza, a favore anche del mutismo e dell’ accecamento, fanno del sacrificio all’interno dell’ordine delle forme un dono all’interno dell’ordine dello spirito, perché sempre si è preghiera, in congiunzione in un rapporto col vivente che concresce con lo spirito vitale.

Gli spettatori non interagiscono e possono vedere, tranne in rare occasioni, la performance solo da grandi lontananze e con binocoli.

È strettamente legata alla natura selvatica dei luoghi e delle esperienze suscitate dal luoghi ed è stata performata in riserve naturali e boschi, sempre in assolo da Tiziana Cera Rosco, con le sue immense gonne lunghe. Con PRIMO SANGUE, la quinta delle intercessioni, Patientia si presenta in un luogo chiuso, quasi mentale, in una forma a due, una forma di complementarietà tra maschile e femminile.
Insieme a Tiziana Cera Rosco c’è infatti Andrea Serrapiglio. E la performance presenta non nell’esposizione alla luce naturale ma quasi al buio dove, invece del silenzio del colloquio con la natura, il suono originario e acustico del violoncello incontra i movimenti muti del corpo che intercede per l’altro in una forma di danza immobile, in una richiesta di esposizione e di protezione che rimanda verso l’alto.

In questo caso il luogo e lo spazio coincidono non con un ambiente naturale in cui si sospettano le tracce dell’Essere, ma con l’altro, con il luogo che è l’altra persona, con la certezza e l’imprendibilità che l’altra persona è per la nostra comprensione, con il paesaggio complesso che l’altro porta in sé, col suo carico umano di cose non salvate e di purezze.

È un contrappunto musicale corporale, in cui il maschile e il femminile sono in un dialogo che si riferiscono l’un l’altro sperando di accedersi, di capirsi in qualcosa che li superi, e sono trasformati entrambi.

Si chiama Primo Sangue, come il momento in cui i corpi femminili diventano generativi, perché ogni ricerca di varco, ogni tentativo di apertura porta in sé il candore del rischio profondo di comprendersi, di un taglio di cui bisogna leggere le linee. E senza il quale saremmo persone incomunicabili, senza varchi, senza danza, senza preghiera.

Saremmo solo dei gesticolanti.

Sito

http://www.tizianacerarosco.it/

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