Maurizio Brusa

B.I.L. 2014 – GLI AUTORI: MAURIZIO BRUSA

brusa

Maurizio Brusa

Dalla prefazione di Grammatica del Silenzio
(Manni 2008, a cura di Maurizio Cucchi)

 

[…]

Brusa è poeta di vocazione lirica ben più che narrativa, poeta che esprime però il suo mondo e i suoi rimpianti attraverso l’energia delle cose e delle situazioni. Ciò che gli permette di dare concretezza e densità allo scavo dei suoi versi, condotti con rigore, con attenta economia della parola, e con quell’eleganza naturale che oggi ha acquistato ulteriormente senso e spessore dalla sofferenza.
Maurizio Cucchi

 

Una memoria di mani
la canapa indiana lasciata sull’acqua.

Volevo parlarne..
spiegartelo almeno
che la poca distanza
mi costringe più vecchio
dimenticando
questo darsi d’anima
navigato per anni sottovento.

So bene che tornare è la meta
che il sonno a meno voce
può scegliere
mentre cerco distratto
l’imperfezione dei cristalli.

La strada è una piega
fra l’ombra del ponte e la terra scucita.
Non dice
la sera spostata
questa pioggia forte
che protegge il nome..
la voglia ostinata di restare.

Il Capitano teneva il vento
tra la giacca e l’orecchio ferito.
Non ho mai capito
se avesse il mare
o muovesse la terra
ma ricordo,
nel sapore chiaro,
il suo vino di Giudecca.

 

 

vlcsnap-2014-05-15-22h54m00s240

Da -Il passo dei sandali-

Scelgo il tavolo a sinistra, vicino alla strada. Disegnata al centro, un’ancora ch’è una rosa dei venti.
Chiedo una birra che non sia calda. Il paese di prima aveva solo birra calda.
Non ho zoccoli o ciabatte. Porto scarpe allacciate e non sento la terra.
Così cammino allo stesso modo. Lo stesso passo. Senza punti di riferimento, senza scosse.
Non ho mai imparato a sistemare le cose che escono dalla valigia. Una valigia di pelle grossa come la pelle di un calabrone. Non mi piace. Me l’ha regalata Paola e la porto dietro.
Preferisco la vecchia sacca di pelle sfibrata ma così penso meglio. Fermo il passo per cambiare la mano e qualche volta bevo yogurt e thé freddo al miele.
Aspetto la birra e mi guardo la mano. Mi guardo la mano e ci gioco.
Voglio sapere se Paola è quel taglio sottile fra la ferita del polso e l’indice.
Non che importi molto, lo so da me. Senza bisogno di segni. Non ho bisogno di segni se non ho una terra dove appoggiarli. Chi conosce la terra sa che quello è il punto giusto. In ogni momento. Io no.
E’ una punta d’osso che mi segna. Il fiato grosso che s’inceppa in gola e un corpo che non sa ascoltare.

Ho bevuto la birra e l’ho pagata in fretta. Era cattiva. Sapeva di erba andata a male.
E’ così quando non pulisci i fusti ma non avevo voglia di discutere. Non lo faccio mai.
Ho passato la mano sulla rosa dei venti e mi sono alzato.
Tirava il vento leggero che arrotola la carta. Mi piace il vento, perché non lo conosco.
Non so quando arriva. Non so neppure i suoi nomi. Non li ho mai voluti imparare.
Mi diverte non saperli. Soprattutto qui, dove si confonde con l’acqua.
L’acqua è il mio segno, il punto di confine. Me ne sto sempre dietro, non lo passo mai.
Lascio anche questo in un’altra parte dove non so arrivare. Dove non voglio.

[…]

Continua a leggere qui: http://www.officinae.net/eclettica/?module=displaystory&edition_id=6&story_id=804&format=html

 


Qui l’evento a cui parteciperà come autore a Bologna in Lettere

 

http://wp.me/p4y6lJ-9o

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