B.I.L. 2014 – GLI AUTORI: GABRIELLA MONTANARI

montanari

Gabriella Montanari. 

Lugo di Romagna, classe 71, il 23 ottobre, giorno di cuspide tra la bilancia e lo scorpione. ¾ di sangue romagnolo e ¼ calabro. Sembrano dettagli, ma non lo sono.

Una maturità scientifico-linguistica, un anno di biologia a sezionare rane e topi e poi lettere moderne a Bologna, come ripiego al Dams, considerato dalla famiglia “roba per sbandati”. Poi lavori ben retribuiti e mal digeriti.
Quindi la scuola d’arti ornamentali e quella del fumetto a Roma. La prima mostra di pittura, i primi storyboard. Il primo figlio. Poi Parigi, l’India, la Cina. Di nuovo Parigi. A breve l’Africa.

Odio i fanatismi, la massa, le folle militanti. Il mare mi è dentro più del sangue, specie il mio, l’Adriatico. Basso, torbido e che sa di fritto al cartoccio.
Nutro una passione smisurata per Bukowski poeta e Allan Poe narratore. Dan Fante è amico e maestro di vita. Gainsbourg mi soffia all’orecchio l’arguzia che inseguo. La fotografia è l’altro mio modo per scrivere. Traduco, dall’inglese e dal francese, le anime affini, i poeti, scrittori e commediografi malgrado loro stessi. Due raccolte di poesie fuori cantiere: “Oltraggio all’ipocrisia”(Ed. Lepisma, Roma, 2012) e “Arsenico e nuovi versetti” (Ed. La Vita Felice, Milano, 2013). Non mi piace lavorare sotto padrone, allora ho co-fondato la casa editrice WhiteFly Press, con sede a Lugo di Romagna. Dove altrimenti?
Più che poetessa vorrei essere cantastorie, giullare di piazza e d’osteria. Inseguire la vita e braccarla nelle pagine. Più che componimenti mi sforzo di scrivere ballate odierne, cronache del dentro e del fuori. Cerco di scrivere come parlo e di parlare come mangio e di mangiare come dio comanda.
Credo in una poesia lucida e persino compiacente davanti alle brutture e alle inezie del quotidiano, capace di germogliare da un dettaglio per sbocciare universale. La poesia che non aspetta di esser colta sugli scaffali di una libreria ma che indossa scarpette di cristallo e si butta nel fango che abbiamo davanti a casa. Non m’interessano i libri venduti ma quelli letti. Un libro è un regalo. Specie una raccolta di poesie, dal momento che nessuno le compra…

*

CIULINO 

(Giocatore di tressette e cacciatore di starne)

   

abbi pazienza,

una cosa alla volta…

di chiamarti babbo, per adesso, non se ne parla
ma oggi sei di nuovo auvghiusto,
ucciso a colpi di bile
e resuscitato un pomeriggio di sole bianco
da tua figlia zingara, la stramba di casa
accovacciata sulla tomba di gregory corso,
un tacco smarrito nella ghiaia
la pancia piena di pizza al taglio

al telefono stento a capirti
no, non è la linea, è che incespichi nei suoni,
poi nei pensieri
o è la dentiera, “ma l’hai messa?”
non sforzarti
va bene lo stesso, so che sappiamo

dopo la malattia del silenzio
ci vuole convalescenza di lettere, poi sillabe
e le parole verrano
quando l’anticoagulante per il cuore avrà fatto effetto

intanto riprendimi
un po’ più bastonata, madre difettosa, così mollusca senza corazza
e tu datti un contegno
siamo alla pari, adesso

hai la scorza dura, me l’hai passata nei cromosomi
eppure stiamo qui come fontane mute
a mandar giù orgoglio e a tirar su col naso

però aspetta, abbi pazienza

una cosa alla volta…

ora riattacco

la TIM dice di ricaricare
se non voglio restare

a corto di parole.

     

Da “Abbecedario di una ex buona a nulla”, raccolta inedita, 2014

*

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