B.I.L. 2014 – GLI AUTORI: BIAGIO CEPOLLARO

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Davide Castiglione
Dalla nota introduttiva a Biagio CepollaroNel corpo della scrittura
(ebook, Diaforia, a cura di Daniele Poletti)

È la prima volta che mi avvicino alla poesia di Biagio Cepollaro, se si eccettua un’anteprima di Le qualità (la sua più recente raccolta) su Nazione Indiana. Cominciare a entrare nella sua opera per come emerge nell’attenta ed equilibrata selezione di Daniele Poletti è un’esperienza su cui vale la pena di spendere due parole introduttive, prima di ascoltare-auscultare il nuovo macro-testo poetico.
Un’antologia compilata dall’opera omnia – ormai trentennale, onde i festeggiamenti il 24 maggio a Milano – di un autore mette in primo piano, necessariamente e costitutivamente, una dialettica di diacronia e sincronia, di produzione e ricezione del testo. Per motivi sostanzialmente anagrafici, mi trovo cioè ad avere una visione simultanea, sincronica, dei processi compositivi, in continua evoluzione ma stratificati nel tempo, dell’arte poetica di Cepollaro. Questa tensione non è detto che sia un male: anzi, l’accelerazione degli anni e delle forme in quel precipitato che è l’atto di lettura, sembra congeniale a una poesia autenticamente di ricerca – con tutte le cautele che l’uso di questo termine comporta – come quella di Cepollaro. Il metamorfismo e la provocatoria vitalità di questa poesia ne sono così elevati al quadrato.
Quello che colpisce, in questa panoramica, è la percezione di un soggetto testuale sì rifratto o perfino assente – perché consapevole della condizione di liquidità postmoderna in cui si trova ad agire ed essere agito – ma anche di un soggetto creativo, extra-testuale e biografico (Cepollaro stesso) unitario al fondo: se infatti forme e modi cambiano, i nodi tematici (su tutti quello del corpo biologico e della scrittura) rimangono fissi, ossessivamente scandagliati lungo l’arco di una vita. […]

Continua a leggere qui

http://www.diaforia.org/floema/2014/04/21/nel-corpo-della-scrittura-biagio-cepollaro/

ma immaginarselo il ritorno
da una pausa di respiro
di un intero universo
sciorinato in nebulose
e quindi in nuove specie
se proprio necessaria
è materia vivente
e chissà in quale forma
ciò che tiene l’attenzione
è quel punto intermedio
non ha la fanfara del manifesto
né la potente latenza
di ciò che sta per essere
ma proprio quel punto
tra essere e non essere
c’è il radicalmente
impensato che per noi
è purtroppo il nulla e basta

(da Nel fuoco della scrittura, La Camera Verde, 2008)

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